BED AND BREAKFAST
CAPITOLO
Il numero di scalini di queste rampe di scale mi sembra che aumenti di pari passo con i miei anni.
Odio questa casa senza ascensore.Trenta anni fa quando l'abbiamo affittata mi era sembrata un colpo di fortuna, solo 200.000 lire al mese.
Per noi due era perfetto. La mancanza dell'ascensore non mi sembreava così penalizzante, ricordo che facevo questi sei piani di scale quasi correndo. Adesso devo fermarmi praticamente ad ogni pianerottolo, per riprendere fiato. Per non parlare di Bianca, che quando deve portare su le borse della spesa, rischia l'infarto ogni volta.
Non possiamo più vivere qui, devo trovare prima possibile un altro appartamento più adatto alla nostra età.
Coraggio Paola, l'ultima rampa e sei arrivata.
Il rumore della chiave che girava nella toppa, fece sussultare la donna canuta che era assorta nella lettura del foglio che teneva tra le mani, mantenendo il corpo in una posizione innaturale, protesa verso il centro del tavolo, nel punto dove la luce del lampadario appeso al soffitto era più intensa, e con il naso quasi a contatto con il foglio stesso, nel tentativo ostinato di leggere senza ricorrere agli occhiali. Indispensabili ormai, per fare fronte a una miopia che avanzava con l'età.
- Paola? Sei tu? Sono in cucina.
- Sei sicura di essere in cucina Bianca? A me sembra di sentire odore di bruciato.
- Santo cielo! Mi sono dimenticata la cena sul fuoco! Si è bruciato tutto.
- Come hai fatto a non accorgertene? La puzza di bruciato si sente persino ai piani di sotto. Credevo che fosse la signora Rita che bruciava gli ennesimi biscotti. Santa donna, si ostina a cucinarli nonostante in cucina sia una autentica frana. Ma questo tipo di distrazione non è da te.
- Mi dispiace tanto,ma mi sono distratta leggendo.
- Cosa leggi di tanto interessante?
- Questa lettera. E' arrivata poco fa per raccomandata. E' per te.
- Per me? E tu l'hai aperta? Ma, Bianca, lo sai che non si legge la posta degli altri. E'un reato! Potrei denunciarti.
_ Figurati. Non lo faresti mai. Sono tua sorella e nella vita abbiamo sempre diviso sempre tutto. Quello che è mio è tuo e viceversa.
- Non la mia corrispondenza. Dammi subito quella lettera.
- Non farla tanto tragica. Non c'è scritto niente di compromettente. E' solo la convocazione presso uno studio notarile di Firenze.
- Una convocazione? E per che cosa?
- Magari per una eredità. Di solito funziona così. Anche la signora Tanzi del primo piano, fu convocata così, con una raccomandata da uno studio legale, quando ricevette l'eredità di una sua zia emigrata tanti anni prima in Venezuela.
- Un eredità da Firenze? Deve esserci uno sbaglio. Forse si tratta di un omonimia, d'altra parte il nostro cognome è piuttosto comune, e anche il mio nome.
- Perchè dovrebbe trattarsi di uno sbaglio? Tu hai vissuto a Firenze per un pò. Magari è qualcuno che hai conosciuto in quel periodo.
- E' stato quasi quaranta anni fa, e delle persone che ho frequentato a quell'epoca non mi viene in mente nessuno che potesse lascarmi qualcosa, e soprattutto non ne capisco il motivo.
- Forse si tratta di qualcuno a cui hai salvato la vita quando lavoravi in ospedale, adesso ha tirato le cuoia e prima di morire si è ricordato di te.
- Non dire sciocchezze Bianca, lavoravo al traumatologico, nel mio reparto c'erano solo pazienti con gambe e braccia rotte e nessuno che io mi ricordi ha rischiato di morire.
- Allora si tratterà di qualche bel dottorino segretamente innamorato di te, e che non ha mai avuto il coraggio di confessartelo, e adesso in punto di morte ha lasciato tutto al suo grande amore impossibile.
- Te leggi troppi romanzi rosa.
- E allora credo che ci sia un solo modo per sapere di che si tratta. Presentarti domani alle ore 09.00 in via Rinaldesca presso lo studio Rosati.
- Domani alle 09.00? Non è possibile,non posso chiamare ora il dottor Caroni e chiedergli il permesso per assentarmi dallo studio domani mattina.
- Perché non lo mandi al diavolo il tuo dotto Caroni, sono anni che ti sfrutta. Non devi chiedergli nessun permesso. Chiamalo e digli che ti prendi un giorno di ferie. Sono anni che non lo fai. Quel vecchiaccio ti sfrutta. Stai in studio fono a tardi e non ti paga nemmeno gli straordinari. Oltre che dello studio ti occupi anche dei suoi affari personali. Da quando sei diventata la sua infermiera, ha licenziato la segretaria, tanto fa fare a te anche il suo lavoro. E se continua così licenzierà anche la donna delle pulizie, tanto se te lo dovesse chiedere gli faresti anche quelle.
- Piantala Bianca. te il dotto Caroni non è simpatico, ma dopo i tagli al personale e il licenziamento dalla clinica, questo è l'unico lavoro che ho trovato, non c'è molta richiesta di infermiere della mia età. Se vogliamo trasferirci in un appartamento migliore non ho molta scelta.
- Allora speriamo che il tuo donatore misterioso ti abbia lasciato un bel pò di soldi così potremo trasferirci in un bell'appartamento ai parioli.
- Mi accontenterei di un semplice appartamento al pian terreno, in qualunque quartiere di Roma.
- Te lo dico sempre Paola, te non sei capace di sognare.
- Non si mangia con i sogni Bianca, e non ci si paga neppure l'affitto.
- Cosa pensi di fare allora, andrai domani a Firenze?
- Credo che dovrei, ma non penso che il dotto Caroni sarà disponibile a concedermi un giorno di ferie con un preavviso così breve.
- Ci penso io. Domattina prenderai il treno per Firenze e prima dell'orario di apertura dello studio medico, telefonerò al dottor Caroni dicendo che non ti senti bene e che non puoi andare al lavoro. Fidati sarò convincente e lui non sospetterò di niente.
- Di questo sono sicura. Sei stata sempre brava a raccontare le bugie, Bianca. Avresti dovuto fare l'attrice e non la cuoca.
-2-
Lo studio legale si trovava al secondo piano di una palazzina rinascimentale nel centro storico di Firenze.
Nella sala d'attesa le grandi finestre lasciavano entrare oltre a dei lievi soffi di vento che a malapena riuscivano a spostare le tende, anche i rumori della vita quotidiana che scarreva nella strada sottosstante. Un rumore non meglio identificato ma vagamente familiare attirò verso la finestra centrale l'uomoo che si trovava all'interno della stanza.
Guardò giù in strada e individò l'origine del rumore: lo scalpiccio sul selciato delgi zoccoli di un cavallo che trainava una di quelle carrozzelle che portano in giro i turisti. Il vecchio cavallo procedeva con la sua andatura lenta, adatta a chi, come i suoi passeggeri voleva godersi in tutta tranquillità le bellezze di quella che è la più bella città del mondo, a discapito dell'impazienza di chi era costretto a seguirne il passo lento nonostante fosse al volante di ben più moderni e vloci mezzi di trasporto.
La vista della carrozzella riportò alla mente dell'uomo episodi di una vita vissuta tanti anni prima, e un dolce sorriso si fece largo tra le rughe del suo volto abbronzato, sul quale spiccavano gli occhi di un azzurro intenso.
I ricordi di otto anni scanzonati percorrendo per le vie di quella città si accavallarono nella sua mente, senza seguire un ordine temporale ben preciso, ma affioravano uno dopo l'altro alternando i luoghi ai volti. Non si aspettava che dopo quasi quarant'anni quei ricordi fossero ancora così vivi nella sua memoria, ma doveva riconoscere che erano tutti piacevoli. Gli tornò in mente l'I.S.E.F, l'istituto dove aveva conseguito il il diploma di insegnate di educazione fisica; il tragitto in bicicletta dalla casa in campagna alla stazione ferroviaria, i coinquilini della casa di campagna: Bianca, Ester e Guglielmo; le passeggiate lungo i lungarni; le domeniche allo stadio a vedere le partite della Fiorentina; e la signora Tamara, la proprietaria di casa, e poi i primo anno di insegnamento al liceo FJDJFJ, i colleghi insegnanti, i suoi primi alunni, i panini con il lampredotto mangiati per strada quando gli orari scolastici gli impedivano di rientrare a casa per pranzo...
Il suono del campanello lo riportò alla realtà.
Da dove si trovava non poteva vedere la porta d'ingresso ma senti una voce femminile chiedere dell'avvocato.
- Prego, si accomodi qui, l'avvocato la riceverà quanto prima. - la giovane segretaria indicò alla nuova arrivata la sala d'aspetto.
I sensi di Brando si attivarono tutti quasi contemporaneamente, era sempre sul chi va là quando si trovava nei paraggi di una donna. Già le donne. Erano state il suo problema per anni, a causa di questa sua piccola debolezza la sua vita era stata stravolta più volte. Era sempre stato consapevole che il suo bell'aspetto, fatto di capelli biondi, occhi azzurri e fisico atletico, attirava verso di lui donne di ogni età e di ogni ceto sociale, indipendentemente dalla sua volontà, le attirava come il miele le api. Non aveva mai dovuto faticare per conquistare una donna, e forse questa facilità a trivare compagnia femminile, aveva fatto di lui l'uomo suerficiale che era stato. Nessun legame, nessun obbligo, nessun impegno, tanto sport, tanti viaggi e tante amiche con le quali condividere tutte queste esperienze. Tante meteore che sono passate oltre, attraversando la sua vita, quasi senza lasciare traccia del loro passaggio. A causa anche di tre trasferimenti per voci di altrettante relazioni con giovani studentesse alle quali evidentemente non si limitava ad insegnare educazione fisica; altri due trasferimenti chiesti da lui stesso per liberarsi da colleghe che non avevano preso molto bene la rottura dei loro rapporti sentimentali. Ogni volta ha dovuto ricostruire la sua vita daccapo, nuova casa, nuova scuola dove insegnare, nuovi colleghi, nuove amicizie. E poi un numero non precisato di fughe dalle grinfie di padri o mariti eccessivamente gelosi della reputazione delle proprie congiunte.
Doveva ammetterlo, non si era comportato bene verso il genere femminile, ma senza dubbio ne aveva pagato le conseguenze. Alla soglia dei sessantanni si ritrovava solo, senza il becco di un quattrino, e per di più con uno sfratto in atto dopo che la moglie del padrone di casa si era fatta beccare mentre gli scriveva un messaggino pieno di ardenti propositi. Sorrise di nuovo compiaciuto, nonostante gli anni e un pò di pancetta che ultimamente ha preso il sopravvento sui suoi esercizi fisici ormai non più tanto intesi, il suo fascino colpiva ancora. Ma quest'ultima conquista non si sarebbe concretizzata: l'intervento del marito aveva stroncato sul nascere questa nuova avventura, e gli rimanevano ormai solo due settimane per lasciare l'appartamento. Questo pensiero lo fece smettere di sorridere, non aveva la più pallida idea di dove sarebbe andato a stare; gli affitti erano aumentati ancora dall'ultima volta e lui non aveva altra entrata che un lavoro saltuario come sostituto istruttore di ginnastica in una piccola palestra e qualche lezione privata come istruttore di tennis al circolo,che gli permettevano di far fronte a malapena alle spese mensili.
Tornò a rivolgere la sua attenzione sulla donna che stava entrando nella sala d'attesa. Era una donna sulla sessantina, di corporatura un po' robusta, indossava un completo color tabacco simile ad un sari indiano, al collo e ai polsi pendevano monili di foggia artigianale, che tintinnavano ad ogni suo movimento. I capelli scuri erano raccolti in una coda di cavallo trattenuta da un foulard arancione, e metà del suo viso era nascosto sotto grandi occhiali scuri.
A prima vista a Brando sembrò una di quelle artiste moderne, pittrice o scultrice che vive una vita fuori dalle convenzioni, in mezzo ai colori sgargianti, ninnoli e cianfrusaglie provenienti da paesi lontani, forse visitati in percorsi di vita alla ricerca del suo posto nel mondo. Si rese conto che questa definizione gli era familiare, doveva aver sentito dire queste parole da qualcun altro . Gli sembravano fin troppo calzanti per la donna che aveva davanti agli occhi da così pochi minuti. Le guardò il volto più attentamente, cercando di immaginare i suoi lineamenti sotto le lenti scure.
Aveva la sensazione di conoscere già quella donna.
- Brando, sei proprio tu?
- Il suono di quella voce riecheggiò nella sua mente, lo riportò di nuovo indietro negli anni, in quella casa dove insieme avevano vissuto anni spensierati.
Ester, Non posso crederci, sei tu? Non ti avevo riconosciuto finché non ho sentito la tua voce.
A me invece è bastato rivedere i tuoi bellissimi occhi azzurri. >Non ti vedevo da trenta anni, ma li ho riconosciuti subito.
- Che sorpresa. Non mi sarei mai aspettato di incontrarti di nuovo a Firenze. Le ultime notizie che avevo su di te erano che giravi il mondo in lungo e in largo seguendo le vie dell'arte e gli artisti che la percorrono.
- Già, il destino percorre strade impensabili, fa dei lunghi giri concentrici per riportarci qui, di nuovo al punto di partenza.
La presenza della donna aveva cambiato l'aria della stanza solitamente intrisa dell'odore tipico dei vecchi libri un po' polverosi che riempivano le antiche librerie di mogano, inondandola di profumi dalle essenze dolciastre, che evocavano luoghi orientali, che sicuramente la donna conosceva bene, al punto da assorbirne la loro intensità con tutto il suo essere e ogni suo gesto rilasciava magicamente un pò di quel vissuto.
Anche i suoi abiti lasciavano immaginare terre lontane e mondi diversi da quello in cui si trovavano. Una lunga tunica color tabacco copriva un paio di morbidi pantaloni dello stesso colore. Bracciali e collane che sfumavano dai colori ambrati all'arancione tintinnavano ad ogni suo movimento.
- Con me non ha dovuto fare molta strada il destino, sono sempre rimasto in toscana. al contrario di te che hai girato tutto il mondo.
- Quasi tutto il mondo.Dopo essermi laureata e aver lasciato Firenze ho vissuto per un paio di anni a Londra, dove ho conosciuto mio marito, che di lavoro faceva il console, e così per colpa o per merito del suo lavoro abbiamo vissuto in varie parti del mondo. Abbiamo vissuto in Sudamerica, in Canada, poi in Asia e in vari paesi dell'europa. Insomma una vita senza radici.
- Se non ricordo male, era quello che volevi, dicevi sempre"Voglio respirare l'aria dei tutto il mondo ed assaporarne tutti i sapori."
- Te lo ricordi ancora? Era il mio sogno. ho intrapreso gli studi di storia dell'arte per seguire questo mio sogno. E alla fine ci sono riuscitadavvvero. Incredibile vero?
- No. Non ci trovo niente di incredibile, io ero sicuro che l'avresti fatto davvero. Eri una ragazza decisa e tua sete di sapere era più forte di tutto il resto . Adesso dove vivi di bello?
- Ultimamente sono tornata a Londra. Mio marito é morto quasi un anno fa, e da allora il peso degli e la stanchezza fisica dei tanti viaggi si sono fatti sentire sall'improvviso. Non ho più molta voglia di viaggiare. Sono venuta a Firenze solo perchého ricevuto un aconvocazione da questo sutdio legale.
Amche tu? Anche io l'ho ricevuta.
- Sai di cosa si tratta? Peche io non riesco ad immaginarmi niente di plausibile per questa convocazione.
- No . Non riesco ad immaginarlo nemmeno io. Mi scervello su questa cosa da quando ho ricevuto la convocazione.
In quel momento il suono del campanello interruppe la loro conversazione.
- Prego si accomodi. L'avvocato la ricever° al più presto. - La voce della segretaria precedette l'arrivo di una donna.
Appena la donna entrò nella stanza il suo sguardo incrociò quello delle altre due persone presenti nella sala d'aspetto.
- Nessuno dei tre parlò per quello che sembrava un istante lunghissimo, poi, fu la voce profonda dell'uomo a interropere quel silenzio:
- Paola! Che sorpresa vederti qui!
- Brando! Ester! Dio mio, siete le ultime persone che mi aspettavo di vedere oggi.
- E' meraviglioso Paola, ritrovarci tittu e tre qui a Firenze. Primea Brando e ora te. Sono così felice di riverderti, lasciati abbraccciare.
- A questo punto, mie are, oserei di re cone non si tratta più di una combinzione. Io sono qui per una covocazione, Ester pure, e immagino che anche te sia qui per la stessa coasa.
- Esatto. Ho ricevuto una convocazioneieri, per oggi alle quattro in questo studio legale.
- Tu sai di che si tratta? Perchè nè io nè Brando lo sappiamo
- No. E non riesco neppure ad immaginarmelo. Non ho più contatti con nessuno qui a Firenze da anni ormai.
- Io all'inizio ho temuto che qualche fiorentino frutto di una mie scappatelle saltasse fuori per attribuirmi una paternità che certo non mi merito. Ma dal momento che siete qui anche voi, direi che questo pericolo è Congiurato.
- Con tutte le volte che ci hai fatto fingere di essere le tue fidanzate per liberarti di qualche poveretta diventata trtopo possessiva, qualcuna potrebbe ritenere anche noi corresponsabili dele tue malefatte e chiedere che anche noi contribuiamo al mantenimento del tuo pargolo.
- Non scerzare Paola, io riesco a malapena a mantenermi per me. Figurati se posso provvedere ai bisogni di un figlio più che trentenne.
- Appuntoper questo, ha chiamato anche noi a contribiire. Se ti conosce abbastanza asa benissimo che di te non si puç fidare.
Le due donne scoppiarono in una sonora risata. Riscoprendosi complici ed allegre come un tempo. Rallegrando ancora di più l'atmosfera, riortano a galla l'antico cameratisco che si era creato tra di loro anni prima.
- Sciocchine. Piuttosto, vi siete accorte che manca una persona all'appeòòo?
- Guglielmo! O santo cielo! Non sarà mica venuto a mancare?
Perchè pensi questo Ester?
- Perché mi sempbra la cosa piùplausibile. Guglielmo è morto, e non avendo nessun parene prossimo ha deciso di lascire tutto a noi.
- Ma figurati. Gugliemo aveva diversi fratelli, altro che solo al mondo.
- Brando ha ragione. Ricordo anche io che aveva due fratelli e una sorella. Quindi dubito che non abbia nessuno a cui lascire la sua eredità.
- Allora secondo voi perchè lui non c'è?
- Chi l'ha detto che non c'è?
- Cosa vuoi dire Paolo?
- Dico che magari è lui il notaio. E quella della convocazione è una sua trovata per organizzare una rimpatriata.
- Speriamo. La tua supposizine mi piace più della mia. Preferisco riabbraciarlo e ringraziarlo per questa bella trovata, piuttosto che piangerne la dipartita..
- Però il cognome del noaio è Roati, Guglielmo si chiamava De Caro. E poi se on ricordo male non studiava legge, ma veterinara.
- Studiare è una parola gorssa. Brando, tra te e lui direi che studiare era l'ultima delle vostre preoccupazioni.
ùLe loro risate furono interrotte dall'ennesimo suono del campanello.
La voce della seguretaria ripetè: prego si accomodi. Il notaiola riceverà tra poco.
Un fragoroso applauso accompagnato da gridolini accopagnò il nuovo arrivato.
- Guglielmo! Sei il vivo!
-Un sorpreso Guglielmo fece fatica ad associare un nome ai volti che aveva davanti. Poi come risvegliatosi da un sogno esclamo: Ma voi che ci fat4e qui?
- Come che ci facciamo? Non sei tu che hai organizzasto tutto ?
- Tutto cosa? Non capisco.
- Questa bella rimpatriata.
- Mi dispiace, ma io sono qui per motivi personali, ho ricevuto una convocazione dal notaio.
- Anche tu. Ma allora non è una scusa per riunirci.
- Se i signori vogliono accomodarsi, il notaio vi sta aspettando.
- 4 -
Lo studio del notaio lasciava poco all'immaginazione. Una grossa scrivania di mogano occupava quasitutto il centro della stanza, dietro di essa un enorme scaffaluta piena di libri di legge.
Quattro sedie con gli schienali in pelle, erano disposti a semicerchio, davanti alla scrivania,sulla quale erano disposti in bell'ordine portapenne, agenda e scrittoio.
Persino il notaio era il classico notaio: capelli bianchi,che lo classificavano come un uomo di mezz'età, occhialini tondi, completo doppio petto grigio e cravatta abbinata.
-
Il numero di scalini di queste rampe di scale mi sembra che aumenti di pari passo con i miei anni.
Odio questa casa senza ascensore.Trenta anni fa quando l'abbiamo affittata mi era sembrata un colpo di fortuna, solo 200.000 lire al mese.
Per noi due era perfetto. La mancanza dell'ascensore non mi sembreava così penalizzante, ricordo che facevo questi sei piani di scale quasi correndo. Adesso devo fermarmi praticamente ad ogni pianerottolo, per riprendere fiato. Per non parlare di Bianca, che quando deve portare su le borse della spesa, rischia l'infarto ogni volta.
Non possiamo più vivere qui, devo trovare prima possibile un altro appartamento più adatto alla nostra età.
Coraggio Paola, l'ultima rampa e sei arrivata.
Il rumore della chiave che girava nella toppa, fece sussultare la donna canuta che era assorta nella lettura del foglio che teneva tra le mani, mantenendo il corpo in una posizione innaturale, protesa verso il centro del tavolo, nel punto dove la luce del lampadario appeso al soffitto era più intensa, e con il naso quasi a contatto con il foglio stesso, nel tentativo ostinato di leggere senza ricorrere agli occhiali. Indispensabili ormai, per fare fronte a una miopia che avanzava con l'età.
- Paola? Sei tu? Sono in cucina.
- Sei sicura di essere in cucina Bianca? A me sembra di sentire odore di bruciato.
- Santo cielo! Mi sono dimenticata la cena sul fuoco! Si è bruciato tutto.
- Come hai fatto a non accorgertene? La puzza di bruciato si sente persino ai piani di sotto. Credevo che fosse la signora Rita che bruciava gli ennesimi biscotti. Santa donna, si ostina a cucinarli nonostante in cucina sia una autentica frana. Ma questo tipo di distrazione non è da te.
- Mi dispiace tanto,ma mi sono distratta leggendo.
- Cosa leggi di tanto interessante?
- Questa lettera. E' arrivata poco fa per raccomandata. E' per te.
- Per me? E tu l'hai aperta? Ma, Bianca, lo sai che non si legge la posta degli altri. E'un reato! Potrei denunciarti.
_ Figurati. Non lo faresti mai. Sono tua sorella e nella vita abbiamo sempre diviso sempre tutto. Quello che è mio è tuo e viceversa.
- Non la mia corrispondenza. Dammi subito quella lettera.
- Non farla tanto tragica. Non c'è scritto niente di compromettente. E' solo la convocazione presso uno studio notarile di Firenze.
- Una convocazione? E per che cosa?
- Magari per una eredità. Di solito funziona così. Anche la signora Tanzi del primo piano, fu convocata così, con una raccomandata da uno studio legale, quando ricevette l'eredità di una sua zia emigrata tanti anni prima in Venezuela.
- Un eredità da Firenze? Deve esserci uno sbaglio. Forse si tratta di un omonimia, d'altra parte il nostro cognome è piuttosto comune, e anche il mio nome.
- Perchè dovrebbe trattarsi di uno sbaglio? Tu hai vissuto a Firenze per un pò. Magari è qualcuno che hai conosciuto in quel periodo.
- E' stato quasi quaranta anni fa, e delle persone che ho frequentato a quell'epoca non mi viene in mente nessuno che potesse lascarmi qualcosa, e soprattutto non ne capisco il motivo.
- Forse si tratta di qualcuno a cui hai salvato la vita quando lavoravi in ospedale, adesso ha tirato le cuoia e prima di morire si è ricordato di te.
- Non dire sciocchezze Bianca, lavoravo al traumatologico, nel mio reparto c'erano solo pazienti con gambe e braccia rotte e nessuno che io mi ricordi ha rischiato di morire.
- Allora si tratterà di qualche bel dottorino segretamente innamorato di te, e che non ha mai avuto il coraggio di confessartelo, e adesso in punto di morte ha lasciato tutto al suo grande amore impossibile.
- Te leggi troppi romanzi rosa.
- E allora credo che ci sia un solo modo per sapere di che si tratta. Presentarti domani alle ore 09.00 in via Rinaldesca presso lo studio Rosati.
- Domani alle 09.00? Non è possibile,non posso chiamare ora il dottor Caroni e chiedergli il permesso per assentarmi dallo studio domani mattina.
- Perché non lo mandi al diavolo il tuo dotto Caroni, sono anni che ti sfrutta. Non devi chiedergli nessun permesso. Chiamalo e digli che ti prendi un giorno di ferie. Sono anni che non lo fai. Quel vecchiaccio ti sfrutta. Stai in studio fono a tardi e non ti paga nemmeno gli straordinari. Oltre che dello studio ti occupi anche dei suoi affari personali. Da quando sei diventata la sua infermiera, ha licenziato la segretaria, tanto fa fare a te anche il suo lavoro. E se continua così licenzierà anche la donna delle pulizie, tanto se te lo dovesse chiedere gli faresti anche quelle.
- Piantala Bianca. te il dotto Caroni non è simpatico, ma dopo i tagli al personale e il licenziamento dalla clinica, questo è l'unico lavoro che ho trovato, non c'è molta richiesta di infermiere della mia età. Se vogliamo trasferirci in un appartamento migliore non ho molta scelta.
- Allora speriamo che il tuo donatore misterioso ti abbia lasciato un bel pò di soldi così potremo trasferirci in un bell'appartamento ai parioli.
- Mi accontenterei di un semplice appartamento al pian terreno, in qualunque quartiere di Roma.
- Te lo dico sempre Paola, te non sei capace di sognare.
- Non si mangia con i sogni Bianca, e non ci si paga neppure l'affitto.
- Cosa pensi di fare allora, andrai domani a Firenze?
- Credo che dovrei, ma non penso che il dotto Caroni sarà disponibile a concedermi un giorno di ferie con un preavviso così breve.
- Ci penso io. Domattina prenderai il treno per Firenze e prima dell'orario di apertura dello studio medico, telefonerò al dottor Caroni dicendo che non ti senti bene e che non puoi andare al lavoro. Fidati sarò convincente e lui non sospetterò di niente.
- Di questo sono sicura. Sei stata sempre brava a raccontare le bugie, Bianca. Avresti dovuto fare l'attrice e non la cuoca.
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Lo studio legale si trovava al secondo piano di una palazzina rinascimentale nel centro storico di Firenze.
Nella sala d'attesa le grandi finestre lasciavano entrare oltre a dei lievi soffi di vento che a malapena riuscivano a spostare le tende, anche i rumori della vita quotidiana che scarreva nella strada sottosstante. Un rumore non meglio identificato ma vagamente familiare attirò verso la finestra centrale l'uomoo che si trovava all'interno della stanza.
Guardò giù in strada e individò l'origine del rumore: lo scalpiccio sul selciato delgi zoccoli di un cavallo che trainava una di quelle carrozzelle che portano in giro i turisti. Il vecchio cavallo procedeva con la sua andatura lenta, adatta a chi, come i suoi passeggeri voleva godersi in tutta tranquillità le bellezze di quella che è la più bella città del mondo, a discapito dell'impazienza di chi era costretto a seguirne il passo lento nonostante fosse al volante di ben più moderni e vloci mezzi di trasporto.
La vista della carrozzella riportò alla mente dell'uomo episodi di una vita vissuta tanti anni prima, e un dolce sorriso si fece largo tra le rughe del suo volto abbronzato, sul quale spiccavano gli occhi di un azzurro intenso.
I ricordi di otto anni scanzonati percorrendo per le vie di quella città si accavallarono nella sua mente, senza seguire un ordine temporale ben preciso, ma affioravano uno dopo l'altro alternando i luoghi ai volti. Non si aspettava che dopo quasi quarant'anni quei ricordi fossero ancora così vivi nella sua memoria, ma doveva riconoscere che erano tutti piacevoli. Gli tornò in mente l'I.S.E.F, l'istituto dove aveva conseguito il il diploma di insegnate di educazione fisica; il tragitto in bicicletta dalla casa in campagna alla stazione ferroviaria, i coinquilini della casa di campagna: Bianca, Ester e Guglielmo; le passeggiate lungo i lungarni; le domeniche allo stadio a vedere le partite della Fiorentina; e la signora Tamara, la proprietaria di casa, e poi i primo anno di insegnamento al liceo FJDJFJ, i colleghi insegnanti, i suoi primi alunni, i panini con il lampredotto mangiati per strada quando gli orari scolastici gli impedivano di rientrare a casa per pranzo...
Il suono del campanello lo riportò alla realtà.
Da dove si trovava non poteva vedere la porta d'ingresso ma senti una voce femminile chiedere dell'avvocato.
- Prego, si accomodi qui, l'avvocato la riceverà quanto prima. - la giovane segretaria indicò alla nuova arrivata la sala d'aspetto.
I sensi di Brando si attivarono tutti quasi contemporaneamente, era sempre sul chi va là quando si trovava nei paraggi di una donna. Già le donne. Erano state il suo problema per anni, a causa di questa sua piccola debolezza la sua vita era stata stravolta più volte. Era sempre stato consapevole che il suo bell'aspetto, fatto di capelli biondi, occhi azzurri e fisico atletico, attirava verso di lui donne di ogni età e di ogni ceto sociale, indipendentemente dalla sua volontà, le attirava come il miele le api. Non aveva mai dovuto faticare per conquistare una donna, e forse questa facilità a trivare compagnia femminile, aveva fatto di lui l'uomo suerficiale che era stato. Nessun legame, nessun obbligo, nessun impegno, tanto sport, tanti viaggi e tante amiche con le quali condividere tutte queste esperienze. Tante meteore che sono passate oltre, attraversando la sua vita, quasi senza lasciare traccia del loro passaggio. A causa anche di tre trasferimenti per voci di altrettante relazioni con giovani studentesse alle quali evidentemente non si limitava ad insegnare educazione fisica; altri due trasferimenti chiesti da lui stesso per liberarsi da colleghe che non avevano preso molto bene la rottura dei loro rapporti sentimentali. Ogni volta ha dovuto ricostruire la sua vita daccapo, nuova casa, nuova scuola dove insegnare, nuovi colleghi, nuove amicizie. E poi un numero non precisato di fughe dalle grinfie di padri o mariti eccessivamente gelosi della reputazione delle proprie congiunte.
Doveva ammetterlo, non si era comportato bene verso il genere femminile, ma senza dubbio ne aveva pagato le conseguenze. Alla soglia dei sessantanni si ritrovava solo, senza il becco di un quattrino, e per di più con uno sfratto in atto dopo che la moglie del padrone di casa si era fatta beccare mentre gli scriveva un messaggino pieno di ardenti propositi. Sorrise di nuovo compiaciuto, nonostante gli anni e un pò di pancetta che ultimamente ha preso il sopravvento sui suoi esercizi fisici ormai non più tanto intesi, il suo fascino colpiva ancora. Ma quest'ultima conquista non si sarebbe concretizzata: l'intervento del marito aveva stroncato sul nascere questa nuova avventura, e gli rimanevano ormai solo due settimane per lasciare l'appartamento. Questo pensiero lo fece smettere di sorridere, non aveva la più pallida idea di dove sarebbe andato a stare; gli affitti erano aumentati ancora dall'ultima volta e lui non aveva altra entrata che un lavoro saltuario come sostituto istruttore di ginnastica in una piccola palestra e qualche lezione privata come istruttore di tennis al circolo,che gli permettevano di far fronte a malapena alle spese mensili.
Tornò a rivolgere la sua attenzione sulla donna che stava entrando nella sala d'attesa. Era una donna sulla sessantina, di corporatura un po' robusta, indossava un completo color tabacco simile ad un sari indiano, al collo e ai polsi pendevano monili di foggia artigianale, che tintinnavano ad ogni suo movimento. I capelli scuri erano raccolti in una coda di cavallo trattenuta da un foulard arancione, e metà del suo viso era nascosto sotto grandi occhiali scuri.
A prima vista a Brando sembrò una di quelle artiste moderne, pittrice o scultrice che vive una vita fuori dalle convenzioni, in mezzo ai colori sgargianti, ninnoli e cianfrusaglie provenienti da paesi lontani, forse visitati in percorsi di vita alla ricerca del suo posto nel mondo. Si rese conto che questa definizione gli era familiare, doveva aver sentito dire queste parole da qualcun altro . Gli sembravano fin troppo calzanti per la donna che aveva davanti agli occhi da così pochi minuti. Le guardò il volto più attentamente, cercando di immaginare i suoi lineamenti sotto le lenti scure.
Aveva la sensazione di conoscere già quella donna.
- Brando, sei proprio tu?
- Il suono di quella voce riecheggiò nella sua mente, lo riportò di nuovo indietro negli anni, in quella casa dove insieme avevano vissuto anni spensierati.
Ester, Non posso crederci, sei tu? Non ti avevo riconosciuto finché non ho sentito la tua voce.
A me invece è bastato rivedere i tuoi bellissimi occhi azzurri. >Non ti vedevo da trenta anni, ma li ho riconosciuti subito.
- Che sorpresa. Non mi sarei mai aspettato di incontrarti di nuovo a Firenze. Le ultime notizie che avevo su di te erano che giravi il mondo in lungo e in largo seguendo le vie dell'arte e gli artisti che la percorrono.
- Già, il destino percorre strade impensabili, fa dei lunghi giri concentrici per riportarci qui, di nuovo al punto di partenza.
La presenza della donna aveva cambiato l'aria della stanza solitamente intrisa dell'odore tipico dei vecchi libri un po' polverosi che riempivano le antiche librerie di mogano, inondandola di profumi dalle essenze dolciastre, che evocavano luoghi orientali, che sicuramente la donna conosceva bene, al punto da assorbirne la loro intensità con tutto il suo essere e ogni suo gesto rilasciava magicamente un pò di quel vissuto.
Anche i suoi abiti lasciavano immaginare terre lontane e mondi diversi da quello in cui si trovavano. Una lunga tunica color tabacco copriva un paio di morbidi pantaloni dello stesso colore. Bracciali e collane che sfumavano dai colori ambrati all'arancione tintinnavano ad ogni suo movimento.
- Con me non ha dovuto fare molta strada il destino, sono sempre rimasto in toscana. al contrario di te che hai girato tutto il mondo.
- Quasi tutto il mondo.Dopo essermi laureata e aver lasciato Firenze ho vissuto per un paio di anni a Londra, dove ho conosciuto mio marito, che di lavoro faceva il console, e così per colpa o per merito del suo lavoro abbiamo vissuto in varie parti del mondo. Abbiamo vissuto in Sudamerica, in Canada, poi in Asia e in vari paesi dell'europa. Insomma una vita senza radici.
- Se non ricordo male, era quello che volevi, dicevi sempre"Voglio respirare l'aria dei tutto il mondo ed assaporarne tutti i sapori."
- Te lo ricordi ancora? Era il mio sogno. ho intrapreso gli studi di storia dell'arte per seguire questo mio sogno. E alla fine ci sono riuscitadavvvero. Incredibile vero?
- No. Non ci trovo niente di incredibile, io ero sicuro che l'avresti fatto davvero. Eri una ragazza decisa e tua sete di sapere era più forte di tutto il resto . Adesso dove vivi di bello?
- Ultimamente sono tornata a Londra. Mio marito é morto quasi un anno fa, e da allora il peso degli e la stanchezza fisica dei tanti viaggi si sono fatti sentire sall'improvviso. Non ho più molta voglia di viaggiare. Sono venuta a Firenze solo perchého ricevuto un aconvocazione da questo sutdio legale.
Amche tu? Anche io l'ho ricevuta.
- Sai di cosa si tratta? Peche io non riesco ad immaginarmi niente di plausibile per questa convocazione.
- No . Non riesco ad immaginarlo nemmeno io. Mi scervello su questa cosa da quando ho ricevuto la convocazione.
In quel momento il suono del campanello interruppe la loro conversazione.
- Prego si accomodi. L'avvocato la ricever° al più presto. - La voce della segretaria precedette l'arrivo di una donna.
Appena la donna entrò nella stanza il suo sguardo incrociò quello delle altre due persone presenti nella sala d'aspetto.
- Nessuno dei tre parlò per quello che sembrava un istante lunghissimo, poi, fu la voce profonda dell'uomo a interropere quel silenzio:
- Paola! Che sorpresa vederti qui!
- Brando! Ester! Dio mio, siete le ultime persone che mi aspettavo di vedere oggi.
- E' meraviglioso Paola, ritrovarci tittu e tre qui a Firenze. Primea Brando e ora te. Sono così felice di riverderti, lasciati abbraccciare.
- A questo punto, mie are, oserei di re cone non si tratta più di una combinzione. Io sono qui per una covocazione, Ester pure, e immagino che anche te sia qui per la stessa coasa.
- Esatto. Ho ricevuto una convocazioneieri, per oggi alle quattro in questo studio legale.
- Tu sai di che si tratta? Perchè nè io nè Brando lo sappiamo
- No. E non riesco neppure ad immaginarmelo. Non ho più contatti con nessuno qui a Firenze da anni ormai.
- Io all'inizio ho temuto che qualche fiorentino frutto di una mie scappatelle saltasse fuori per attribuirmi una paternità che certo non mi merito. Ma dal momento che siete qui anche voi, direi che questo pericolo è Congiurato.
- Con tutte le volte che ci hai fatto fingere di essere le tue fidanzate per liberarti di qualche poveretta diventata trtopo possessiva, qualcuna potrebbe ritenere anche noi corresponsabili dele tue malefatte e chiedere che anche noi contribuiamo al mantenimento del tuo pargolo.
- Non scerzare Paola, io riesco a malapena a mantenermi per me. Figurati se posso provvedere ai bisogni di un figlio più che trentenne.
- Appuntoper questo, ha chiamato anche noi a contribiire. Se ti conosce abbastanza asa benissimo che di te non si puç fidare.
Le due donne scoppiarono in una sonora risata. Riscoprendosi complici ed allegre come un tempo. Rallegrando ancora di più l'atmosfera, riortano a galla l'antico cameratisco che si era creato tra di loro anni prima.
- Sciocchine. Piuttosto, vi siete accorte che manca una persona all'appeòòo?
- Guglielmo! O santo cielo! Non sarà mica venuto a mancare?
Perchè pensi questo Ester?
- Perché mi sempbra la cosa piùplausibile. Guglielmo è morto, e non avendo nessun parene prossimo ha deciso di lascire tutto a noi.
- Ma figurati. Gugliemo aveva diversi fratelli, altro che solo al mondo.
- Brando ha ragione. Ricordo anche io che aveva due fratelli e una sorella. Quindi dubito che non abbia nessuno a cui lascire la sua eredità.
- Allora secondo voi perchè lui non c'è?
- Chi l'ha detto che non c'è?
- Cosa vuoi dire Paolo?
- Dico che magari è lui il notaio. E quella della convocazione è una sua trovata per organizzare una rimpatriata.
- Speriamo. La tua supposizine mi piace più della mia. Preferisco riabbraciarlo e ringraziarlo per questa bella trovata, piuttosto che piangerne la dipartita..
- Però il cognome del noaio è Roati, Guglielmo si chiamava De Caro. E poi se on ricordo male non studiava legge, ma veterinara.
- Studiare è una parola gorssa. Brando, tra te e lui direi che studiare era l'ultima delle vostre preoccupazioni.
ùLe loro risate furono interrotte dall'ennesimo suono del campanello.
La voce della seguretaria ripetè: prego si accomodi. Il notaiola riceverà tra poco.
Un fragoroso applauso accompagnato da gridolini accopagnò il nuovo arrivato.
- Guglielmo! Sei il vivo!
-Un sorpreso Guglielmo fece fatica ad associare un nome ai volti che aveva davanti. Poi come risvegliatosi da un sogno esclamo: Ma voi che ci fat4e qui?
- Come che ci facciamo? Non sei tu che hai organizzasto tutto ?
- Tutto cosa? Non capisco.
- Questa bella rimpatriata.
- Mi dispiace, ma io sono qui per motivi personali, ho ricevuto una convocazione dal notaio.
- Anche tu. Ma allora non è una scusa per riunirci.
- Se i signori vogliono accomodarsi, il notaio vi sta aspettando.
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Lo studio del notaio lasciava poco all'immaginazione. Una grossa scrivania di mogano occupava quasitutto il centro della stanza, dietro di essa un enorme scaffaluta piena di libri di legge.
Quattro sedie con gli schienali in pelle, erano disposti a semicerchio, davanti alla scrivania,sulla quale erano disposti in bell'ordine portapenne, agenda e scrittoio.
Persino il notaio era il classico notaio: capelli bianchi,che lo classificavano come un uomo di mezz'età, occhialini tondi, completo doppio petto grigio e cravatta abbinata.
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